INTERVISTA ad ENRICO NIGIOTTI: far pace con me stesso era “Qualcosa da decidere”

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Enrico Nigiotti ha avuto anni fa quella che sembrava l’occasione della vita. Vent’anni, un contratto discografico e folle di ragazze che urlavano appena poggiava piede su un palco grazie alla sua partecipazione al talent Amici. Un’avvenire che lasciava intravedere un crescendo di successi se non fosse che di colpo le luci della ribalta vengono meno, a causa di un carattere difficile da gestire e di una serie di eventi sfortunati. Il talento resta, le canzoni scritte pure, ma nessuno sembra più volerle ascoltare. Un dramma durato tre anni, la sofferenza di continuare a scrivere e al tempo stesso meditare di mollare tutto, ormai certo che nessuno avrebbe mai più investito su di lui. Sembrerebbe la parabola di molti “figli” dei talent, ma questa volta, complice la verve 100% toscana del ragazzo, ha un epilogo da favola moderna. Un lieto fine che lo vedrà presentare Qualcosa da decidere, l’inizio della sua nuova vita artistica dal palco del Festival di Sanremo, sul quale salirà armato di chitarra acustica e di un’inarrestabile energia supportata da un carattere forte ma che finalmente ha fatto pace con se stesso.

Enrico si racconta in quest’intervista, una lunga chiacchierata nella quale ci parla del pezzo che porterà a Sanremo tra le Nuove Proposte e dello stato mentale con il quale salirà su quel palco, un’onda di dirompente positività che rappresenta in pieno un cantautore di 27 anni che dun bel giorno, complice la stima di una storica manager della scena musicale italiana capace di gettarsi oltre il pregiudizio, riesce a lasciarsi le tante porte chiuse in faccia alle spalle grazie all’ingresso in un portone dorato, quello della major Universal, per uscirne con un contratto in pugno che si concretizzerà nel disco Qualcosa da decidere, in uscita il 12 febbraio e che prende il titolo dal brano sanremese. Dieci tracce realizzate per Universal con il “golden team” della Go Wild Music capitanata dal produttore Brando, che vogliono essere il racconto di un talento consapevole e deciso a giocarsi questa nuova inattesa opportunità nel migliore dei modi….

Enrico, ti incontriamo a pochissimo dalla tua partecipazione a Sanremo tra le Nuove Proposte con il brano Qualcosa da decidere. Quando e come è nato questo brano?

In realtà il brano è nato quest’estate dalla grande voglia di suonare. E’ un inno vivace agli amori che nascono, all’incontro. Un pezzo che parla della prima uscita, che racconta quello che facciamo tutti noi nel prepararci ad uscire per la prima volta con una ragazza. L’imbarazzo nel parlarsi, il momento della scelta di come vestirti davanti allo specchio, forse è banale ma tutti lo facciamo cercando di beccare il maglione che ci sta meglio mentre pensiamo al locale dove andare. Tutte cose che appartengono alla vita di ognuno e che ho voluto raccogliere in una sorta di quadro.

Il primo appuntamento racchiude un’atmosfera forte e magica che se si ha la fortuna di avere un rapporto stabile quasi ci si dimentica…

Infatti nella canzone è racchiuso questo, qualcosa che si vive solo in quel momento, uno stato d’animo che si ha all’inizio e che non ritorna più. Una voglia di conoscersi e di ascoltare che poi cambia e si evolve, spesso la pazienza cala e inevitabilmente in parte la magia si perde.

Qualcosa da decidere – VIDEO – Enrico Nigiotti

La tua canzone quindi si basa sul tema dell’inizio. Un termine che in questo momento ti rappresenta alla perfezione in quanto questo pezzo segna un nuovo inizio per te e per la tua carriera…

Verissimo, anche per questo il disco che uscirà in occasione del Festival si intitola Qualcosa da decidere, quasi una metafora del mio rapporto con la musica. Un nuovo inizio per me che sono stato tre anni fermo dopo essermi auto-eliminato da un talent (Amici ndr). Un periodo che mi ha insegnato a tirarmi su le maniche e a soffrire, perché nessuno mi ascoltava; in un certo senso ero un condannato a morte musicale, uno che era uscito da un talent in quel modo per le case discografiche era un personaggio potenzialmente inaffidabile, avevo rovinato un piano di promozione studiato e importante. Per questo ho dovuto fare la fatica doppia di quanto può fare un emergente normale, non mi si ascoltava perché già mi conoscevano, c’era un pregiudizio.

Avevi già avuto la tua grande occasione e quindi bruciata quella sembrava che nessuno avrebbe puntato più su di te, giusto?

Esattamente, si dice che il treno giusto passi solo una volta nella vita, a volte è già difficile che passi quello figuriamoci farlo passare due volte. Non avevo più la possibilità di inviare un demo e sperare di incuriosire i discografici con la mia musica, non bastava, oltre a incuriosire dovevo colpire forte per farmi ascoltare e per fortuna ho trovato delle persone disposte a farlo. Quindi ho iniziato a scrivere cercando di essere istintivo ma al tempo stesso equilibrato, cercando di fondere istinto, qualità e orecchiabilità che non è una cosa semplice.

Chi ti senti di dover ringraziare per questa nuova opportunità?

Inanzitutto i miei genitori, perché la prima lezione di chitarra me l’ha pagata il mì babbo,  a 12 anni, ma soprattutto per quello che hanno fatto in questi tre anni nei quali io perdevo via via le speranze: più crescevo e più mi sentivo un cretino, scrivere pezzi  e non sapere a chi mandarli, ero disperato, quasi convinto che con la musica fosse finita. Invece loro mi hanno detto: “ma dai continua un altro anno, ormai hai investito tanto nella musica, non mollare..” e per questo devo ringraziarli per primi. Poi devi ringraziare Adele Di Palma, che ora è la mia manager ed è stata l’unica persona dell’ambiente ad avermi ascoltato in quei momenti.

Un nome di gran peso nella scena musicale italiana, quello di Adele Di Palma (è stata manager tra gli altri di Gianna Nannini, Fabrizio De Andrè e Ivano Fossati). Come hai conquistato la sua fiducia?

In realtà l’avevo conosciuta molto tempo fa, quando suonai al MEI, Festival delle Etichette Indipendenti, a Faenza, dove lei organizzava un evento nel quale io suonavo due pezzi in apertura agli Avion Travel. La conobbi lì, ma senza stringere nessun legame. In questi tre anni ho ritrovato la sua mail e le ho proposto la mia musica, lei molto carinamente mi ha ascoltato e da lì siamo entrati in contatto, in un anno e mezzo è continuato uno scambio tra la mia musica e le sue opinioni; ci siamo incontrati in Liguria, dove lei ha casa e abbiamo parlato. Da subito vedevo quanto fosse interessata a darmi una mano. Lei mi ha fatto conoscere Brando, mio attuale produttore, grazie al quale sono arrivato in Universal, dove ho firmato un contratto per la realizzazione di un album. Se ci pensi è paradossale, arrivare alla realtà discografica italiana più importante quando fino a qualche mese prima Adele aveva fatto ascoltare la mia musica anche a piccole etichette indipendenti, delle quali non faccio il nome, che nemmeno mi volevano ascoltare.

Vorrei sottolineare che con Universal hai firmato prima di avere la certezza che saresti stato selezionato tra le Nuove Proposte di Sanremo, vetrina che avresti potuto anche mancare. Questo dimostra un atto di fiducia che raramente si vede, per di più puntando su un artista dal passato disco graficamente “travagliato” come il tuo….

Bravissimo, hai capito tutto….è proprio quello che ci ha meravigliato, Adele era molto cauta e io le dicevo che ero già soddisfatto di essere stato ricevuto da Universal. Devi sapere che io sono proprio andato lì con la chitarra, come si faceva una volta, a far ascoltare le mie canzoni. Io non mi sarei mai aspettato quel che poi è successo, con loro che prima ancora delle selezioni per Sanremo hanno scelto di mettermi sotto contratto e di farmi registrare un album. Un atto di fiducia enorme e raro.

Un atto che credo sia stata riposta in un progetto meritevole, trattandosi di una major e  non di una realtà sprovveduta…

Beh si, non è certo l’ultima etichetta arrivata. Anche per questo è stata una cosa fortissima, da giovane puoi capirmi, dalla disperazione che ti fa elemosinare un ascolto da parte di qualsiasi etichetta – con tutto il rispetto – “minore” alla realizzazione di un album con Universal. Una cosa che ti entusiasma ma che a freddo ti fa anche vedere quanta poca voglia di ascoltare la musica emergente ci sia. Giovane o meno che tu sia, se non hai un nome molto spesso accade che nemmeno ti si ascolti. Io ho avuto la fortuna di essere ascoltato.

Posso immaginare che le porte in faccia non chiariscano se non è piaciuta la tua proposta o se nemmeno tu sia stato ascoltato. Una cosa che immagino destabilizzi molto un artista, vero?

Esatto, io penso che un ragazzo che fa musica, che si scrive le proprie canzoni, abbia il potere di costruire o distruggere la propria storia. Tu sei artefice del tuo destino: dovrebbe essere come per un artigiano, se sei bravo prima o poi riuscirai a costruire una sedia bellissima e se lo fai è difficile che nessuno voglia comprare la tua sedia. Per questo sarebbe il minimo che chi ascolta i pezzi dei giovani cantautori restituisca un riscontro, magari negativo ma che spieghi il motivo per cui non ritengono di poter investire su di te. Questo sarebbe utile ed eviterebbe di lasciarti mille dubbi e di mettere in discussione cose che invece funzionano.

Immagino che negli ultimi tre anni, tu abbia pensato spesso che la tua musica non interessasse a nessuno. Una cosa smentita da quanto ti è accaduto negli ultimi mesi…

Io ho la fortuna di avere un carattere cocciuto e testardo, tratti che adesso ti descrivo come una fortuna ma che potrebbero esser visti come una sfortuna. Un carattere che mi ha fatto rischiare di buttare via una vita inseguendo una passione, io la stavo buttando: a 27 anni la mia prospettiva era quella di continuare a scrivere e  fare qualche lavoretto per potermi pagare le cene, però non poteva durare ancora a lungo…

Parlando del tuo carattere, abbiamo detto che ti sei giocato male la prima grande occasione anche a causa di un comportamento non facile da gestire. Dopo qualche anno, in Universal su questo hanno di che preoccuparsi?

No, per fortuna sono cresciuto, anche anagraficamente. Aver beccato molti schiaffi, anche forti mi ha fatto cambiare. Il carattere resta quello, profondamente istintivo e questo mi starà addosso per tutta la vita. La differenza è che quando sei tanto giovane ti senti molto libero, vuoi che tutto sia in mano solo a te stesso e finché va bene non ti accorgi di molte cose che io ho scoperto tre anni fa e ora riparto consapevole che, nonostante  sia consapevole che rifarei tutto quello che ho fatto, mi sento più professionista non sono più un ragazzo di 19 anni al quale hanno dato un sogno in mano, senza gavetta. Preso da Livorno e con un contratto da firmare offerto da Caterina Caselli. Sfido chiunque a prendere una cosa del genere con il giusto equilibrio a quell’età. Adesso che ho passato tre anni a mangiare la merda, so che sapore ha e so che non voglio tornare a mangiarla mai più, ora ho fame di una carriera musicale vera, non di andare in giro col Ferrari, poter lavorare con qualcosa che ti piace è la realtà perfetta.

Un riscatto che arriva quasi come in una favola moderna, una nuova occasione che ora non puoi certo giocarti male…

Una cosa bellissima, accompagnata dalla lucidità necessaria a far le cose, arrivata da tre anni di tentativi. Ora non sono più il principale nemico di me stesso, anzi sono il motore della mia vita e della mia carriera, che sta nascendo con le persone giuste accanto. Non ho più scuse, poi sarà il pubblico a decidere ma io non avrò nulla da rimproverarmi, non sarò certo mai più io ad auto eliminarmi.

Collegandomi all’esperienza ad Amici, ho una curiosità. Tu sei arrivato al programma con una buona esperienza da cantautore. Nel momento in cui si doveva presentare un brano inedito tu hai cantato un pezzo scritto da Gianluca Grignani, Mostrami il tuo amore, e non un pezzo scritto da te. Volevo chiederti il perché, è stata una scelta imposta?

Non è stata una mia scelta, ma non l’ho sofferta troppo. Sono riuscito a metterci qualcosa di mio, chiedendo di poter modificare le chitarre. Ricordo che la suonai in puntata, in presenza di Grignani che la apprezzò e disse apertamente: “tenete le chitarre del ragazzo perché sono proprio belle”, ci avevo aggiunto un sacco di assoli… non ho sofferto per questa imposizione, anche se ero molto giovane e molte cose non le capivo, avevo una sorta di orgoglio che mi faceva dire “io scrivo le canzoni e quindi devo cantare le mie”. Ora sono cambiato, nel mio disco ci sono 10 tracce, ad eccezione di una sono tutte scritte da me e sono stato proprio io a sacrificare un mio brano pur di inserire un pezzo che mi aveva molto colpito. Anni fa non so le l’avrei fatto, ma ora spero che in ogni mio progetto futuro ci possa essere un pezzo scritto da un’altra persona. E’ un’esperienza che ti trasforma in interprete, un ruolo molto difficile per il quale non basta essere intonati, è un lavoro simile a quello di un attore, come Robert De Niro che per fare lo sguardo giusto in Taxi Driver studiava lo sguardo dei lupi….l’interprete è questo, deve calarsi in una canzone non sua. Essendo cantautore credo di essere avvantaggiato in questo, conosco le emozioni sviluppate dalla musica.

Un arricchimento che potrebbe arrivare anche da un percorso inverso, che ti potrebbe vedere autore per altri interpreti. Ci stai pensando?

E’ una cosa che mi piacerebbe tantissimo, è un occasione che potrebbe arrivare in due modi diversi. Il primo è quello di scrivere un pezzo molto bello ma che per qualche motivo non ti senti perfettamente addosso, a volte capita. Il secondo, ancora più bello, è quello di pensare ad una persona e scrivere il pezzo proprio costruendolo su chi lo interpreterà, come Califano che scrisse Minuetto per Mia Martini basandosi su un momento di Mimì, un testo che rappresentava una parte della sua vita. Per ora non è ancora successo anche perché onestamente, chi canterebbe un pezzo scritto da me? (ride ndr) In futuro mi piacerebbe, sarebbe come diventare psicologo ed entrare nel mondo di un altro artista. Come in tutte le cose sono occasioni che bisogna sapersi conquistare, se dimostri di essere bravo si potrebbero realizzare delle collaborazioni importanti. In questo momento capisco di non avere ancora la giusta credibilità. Dopo Sanremo spero che ci possa essere modo di poterlo fare.

Se dovessi immaginare qualcuno per il quale scrivere una canzone in questo momento?

Ce ne sono tanti, sicuramente mi piacerebbe fare una canzone con Nesli, un grande per come usa le parole. Sempre pensando alle voci che ci saranno a Sanremo ti posso dire che apprezzo moltissimo la voce di Annalisa, un talento vocale davvero bellissimo, anche se poi bisogna anche valutare la compatibilità di genere, ma sicuramente sarebbe una gran bella cosa.

Non sarebbe difficile scrivere per un’interprete femminile?

No, secondo me sarebbe ancora più facile e bello. Mi troverei meglio a scrivere per una ragazza piuttosto che per un altro uomo, sarei più a mio agio a scrivere per qualcuno di completamente diverso da me e una ragazza lo sarebbe, per un universo come quello femminile molto lontano dal mio, le differenze sono evidenti…

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Tornando a Sanremo, il tuo brano è stato selezionato attraverso un percorso che è culminato con un’audizione live a Roma davanti alla commissione artistica. Mi racconti quel lunedì 1 dicembre nel quale hai concretizzato questa partecipazione?

E’ stata una giornata bellissima, caratterialmente prendo le cose sempre in modo attivo, senza ansie o paure, riesco ad avere sempre voglia di fare e una grande carica quindi ero tranquillo e deciso. Un bel ricordo è legato all’attesa. Avevo la mia chitarra acustica e ho iniziato a jammare ad altri ragazzi. Dopo un po’Adele mi ha invitato a smetterla, continuavo a suonare e sudare, ero tutto spettinato e giustamente mi ha richiamato a mantenere un minimo di decoro per l’esibizione (ride ndr). L’esibizione è arrivata e me la sono goduta in piena serenità, la stessa che ho adesso e che non mi fa veder l’ora di essere a Sanremo e di poter suonare davanti a tutti.

Un assaggio di quell’emozione ti è arrivata dalle prime prove con l’orchestra…

Si, lì non ero teso ma più incuriosito di come potesse suonare il pezzo con l’orchestra, c’era una piccolissima preoccupazione che potessi non trovarmici, ma nei fatti è stata smentita, l’ho trovata ancora più bella e mi ci son trovato ancora più sciolto che non sulla base alla quale ero abituato. Fino alle prove il mio riferimento era la base perché facendola chitarra e voce non mi sarei trovato con l’esecuzione dell’orchestra guidata dal metronomo. Trovarmi a mio agio con l’orchestra è stato molto bello, un’esperienza che mi ha permesso di conoscere dei grandi chitarristi e di mettermi in mostra davanti a loro, anche se salirò sul palco con la mia acustica ho un’anima da chitarrista elettrico e alle prove  ho buttato lì qualche frasettina blues per farmi riconoscere come “uno dei loro”.

Uno spirito positivo che ti sta aiutando a prepararti al meglio per l’esperienza sanremese, che non sarà proprio una passeggiata…

La sto vivendo molto serenamente, poi ho levato tutti i piccoli vizi che avevo, il vino l’ho messo da parte per un po’, mi sto preparando quasi fossi un’atleta. Questa è la dimensione professionale che prima mi mancava, cinque anni fa avrei fatto tutto improvvisando, molto “rock’n’roll”.  La mia tranquillità arriva dalla consapevolezza che mi sto preparando bene e che quindi non avrò nulla da rimproverarmi. Lo stato mentale è quello giusto poi magari arriverò lì tremando come una foglia e tu dirai, “guarda quello lì, faceva tanto il ganzo…”  (ride ndr), l’emozione e la sua imprevedibilità ci saranno ma di sicuro sto vivendo tutto in maniera attiva e decisa.

Tra gli artisti che parteciperanno tra le Nuove Proposte, c’è un brano che ti ha colpito positivamente?

Se devo essere sincero non ho ascoltato le canzoni degli altri, o meglio le ho ascoltate molto di sfuggita. Non mi interessava ascoltare gli altri, così come credo agli altri importi poco ascoltare me. Sanremo non è un confronto con gli altri ma una gara con te stesso, è veramente una promozione enorme fatta su un palco storico. Per me è l’occasione di andare lì e presentare la mia musica, non mi interessa paragonarmi a nessuno, potrei anche uscire subito ma vorrei aver fatto del mio meglio per farmi conoscere e apprezzare dal pubblico, che magari incuriosito dalla mia canzone potrà scegliere di comprare il mio disco. Questo mi interessa, non certo battere Caccamo,Chanty o chissà chi altro…voglio arrivare al pubblico e degli altri non mi interessa.

Dopo Sanremo arriverà quindi un album, dieci tracce di cui 9 scritte da te,  cosa troveremo in questo disco?

In questo disco c’è tutto quello che ho vissuto io in questi anni, c’è il divertimento di Qualcosa da decidere, ci sono canzoni tristi che trattano la fine di un amore e temi duri come quello della cocaina, ci sono temi diversi, quelli tipici del mondo di noi giovani, ho 27 anni e racconto quello che ho vissuto, che sto vivendo e che vivrò, unito a quello che vedo vivere attraverso i miei amici. E’un insieme di atmosfere diverse che raccontano la mia vita, secondo me è uscito un bell’insieme di colori con un suono molto blues e le mie chitarre che, unite al mondo della musica d’autore che ho sempre ascoltato, portano a una miscela molto nuova per come la vedo io. Spero che la gente ci veda lo stesso, lo compri, lo ascolti e lo apprezzi.

Che rapporto hai con il web e i social network, che per un artista emergente si dimostrano strumenti sempre più necessari nel mantenere il contatto con il pubblico?

Guarda, mi sto adoperando molto adesso e sto iniziando, è un mondo che prima non consideravo nemmeno, ora che sono rientrato nel mondo musicale ho iniziato a sperimentare. Con Twitter ho iniziato a capirci qualcosa questa settimana; con Instagram invece sono una bomba, lì metti una foto, il cancelletto e via…su Instagram sono un fenomeno.

Quindi questi ultimi giorni sarai più impegnato in corsi intensivi di Twitter che non a cantare la canzone?

(Ride ndr) Si si dovrei dedicarmi di più ai tweet che alle canzoni, a parte gli scherzi mi sto adoperando e ho capito quanto questi siano canali importanti. Vedo tutti gli artisti che gestiscono e curano i propri social e credo che potrebbero essere spazi virtuali dai quali far nascere nuovi contatti e collaborazioni. Grazie ai social il rapporto con il pubblico è veramente diretto. Ovviamente c’è il risvolto della medaglia, occorre fare attenzione e la sera a cena con gli amici il telefono deve star spento per evitare di scrivere qualcosa che non dovresti scrivere (ride ndr), diventare un personaggio pubblico occorre pensare bene a quel che si dice e si fa. Nel dubbio io alle otto di sera il cellulare lo spengo…

Ringraziamo Enrico Nigiotti per la disponibilità e per la contagiosa carica di energia e gli auguriamo un enorme in bocca al lupo In attesa di vederlo salire sul palco del Festival di Sanremo con Qualcosa da decidere, brano che darà il titolo al suo nuovo album in uscita il 12 febbraio 2015.

  Classe 1983, piemontese, su AllMusicItalia per fondere finalmente passione ed esperienze maturate nella musica e nella scrittura, con l’obbiettivo di creare un racconto che possa portare un punto di vista originale su quanto presente nel panorama musicale del nostro paese. Il tutto armato di curiosità, in particolar modo nei confronti dei mille sorprendenti volti offerti dalla musica emergente italiana.
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