INTERVISTA a GIOVANNI CACCAMO: “Vado a Sanremo con un sogno realizzato in tasca, la Sugar Music!”

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Anche oggi intervistiamo uno degli 8 protagonisti di Sanremo Nuove Proposte 2015, ed è la volta di Giovanni Caccamo.

Giovanni è un fiume in piena… gentile, ironico, pienamente disposto ad aprirsi e confrontarsi cosa che, purtroppo, non sempre capita nelle interviste.
Quello che troverete qui di seguito è il resoconto di un’interessante chiacchierata che, nella realtà, è stata inframmezzata da saluti… perché Giovanni è una persona aperta, socievole e sempre disposta al dialogo così, mentre lo intervistavo capitava che si scusasse perché doveva salutare il tassista, la receptionist, Caterina Caselli… la sua educazione gli impedisce di non trovare qualche minuto da dedicare a tutte le persone che incontra.

Noi di All Music Italia vi invitiamo a leggere attentamente l’intervista perché, sentiamo di affermarlo con certezza, ci troviamo di fronte ad un giovane artista con le idee molto chiare in testa e con l’umiltà e la voglia di convivere il suo percorso musicale con la gente… senza barriere.

Allora Giovanni, partiamo dall’inizio, possiamo dire che la tua carriera è iniziata con un vero e proprio atto di “stalkeraggio”…
Infatti scopri che Franco Battiato ha affittato una casa a Donnalucata e gli fai un vero e proprio agguato sotto casa per consegnargli un tuo cd cosa che tra l’altro, visto l’esito positivo, mi ha ricordato che la stessa azione la fece Samuele Bersani con il grande Lucio Dalla che poi in effetti divenne il suo produttore.
Dopo la consegna del cd Battiato ti ha ricontattato. Cosa ti ha detto esattamente il maestro?

Va premesso che io nei giorni successivi alla consegna del cd sono andato al mare completamente disilluso lasciando il cellulare a casa. Il primo contatto era stato abbastanza strano, sai com’è, Battiato ha la sua aura mistica intorno… quando mi ha visto mi ha detto “C’è un cd dentro? Sì va bene ciao…” insomma, sintetico al massimo.
Io il pomeriggio allora me ne sono andato al mare, ma quando sono tornato a casa ho trovato cinque chiamate anonime e un messaggio in segreteria che diceva “Sono Battiato ho ascoltato l’Album, devo dire veramente molto bene. Ci vediamo domani alle 11 in spiaggia. Ciao” (mentre mi racconta l’episodio Giovanni imita la voce del maestro Ndr). Insomma splendido, io ovviamente che ti devo dire… oltre l’estasi.
L’indomani sono andato all’appuntamento in spiaggia e mi ha detto: “Senti caro, scusami per ieri se sono stato un po’ scorbutico ma sono trent’anni che mi rompono le scatole con questi cd…“, quindi ha continuato dicendomi che gli piaceva molto la mia musica e che voleva darmi una mano. E da lì è nato tutto… ho aperto i suoi concerti del tour Apriti Sesamo e quelli con Antony

Nonostante la tua giovane età ho letto che sei cresciuto ascoltando De Andrè e Fossati. Spesso quando mi trovo ad intervistare artisti emergenti i nomi che vengono citati come fonte d’ispirazione sono questi insieme a De Gregori, Battisti e, per le interpreti Mina, Mia Martini e Ornella Vanoni.
Fermo restando che stiamo parlando di veri e propri “mostri” sacri della musica, credi che la musica italiana dopo di loro abbia visto nascere poche fonti d’ispirazione musicale?

Ma no guarda, in realtà credo che oggi abbiamo la possibilità di ascoltare una gamma molto più vasta di musica e di conseguenza di possibili fonti d’ispirazione, anche dall’estero, penso sia questa la differenza. Grazie ad internet, a Spotify,possiamo immergerci in mondi molto più lontani rispetto anche a solo cinque anni fa. Se vuoi qualche nome più recente rimanendo in Italia secondo me Jovanotti per esempio rimane un riferimento contemporaneo assolutamente valido e all’avanguardia.

Ma tu ascolti più musica italiana o estera?

A livello melodico mi lascio molto cullare da melodie estere ma anche molto dalla musica classica che secondo me è una fonte d’ispirazione ineguagliabile. Poi sai all’estero ci sono un sacco di artisti diversi tra loro, per esempio mi viene in mente Imogen Heap come anche Philip Selway, i Sigur Rós Bon Iver… insomma ci sono tantissimi artisti che hanno una loro forte identità. Poi in realtà io più che sui singoli artisti vado abbastanza a fasi, magari mi fisso con un album e per tre settimane ascolto solo quello.
Per i testi invece assolutamente l’ispirazione la trovo in Italia, del resto scrivo canzoni in italiano… Per citarti qualche singola canzone L’Anima vola di Elisa tra le ultime uscite o molte canzoni dei Negramaro

Tutti artisti della tua etichetta, la Sugar Music…

Lo so, tutti Sugar in effetti, ma la verità è che questa etichetta è il mio sogno fin da quando ero piccolo.

Prima di arrivare a parlare del tuo disco, ho notato che a te le cose semplici non piacciono proprio… per esempio il tuo tour, “Live at Home” ti vedeva andare a suonare nelle case della gente in tutta Europa. Come è nata quest’idea?

È nata dopo le aperture dei concerti di Battiato. Quella è stata la prima volta in cui mi sono esibito piano e voce, in realtà il pianoforte io da autodidatta ho iniziato a suonarlo per un’esigenza compositiva. Quando Battiato mi ha proposto di aprire i suoi concerti mi ha detto “ovviamente ti accompagni da solo no?” ed io in panico ho risposto “E certo!“. Quindi dopo questa esperienza in questi palchi enormi sono tornato a casa e una delle cose che mi erano rimaste impresse è che il pubblico è abituato a vedere l’artista come una figura distante. Nel mio modo di concepire la musica non c’è questa distanza tra l’artista e il pubblico, anzi per me incontrare storie è una risorsa per scrivere pezzi nuovi e quindi il concerto dal mio punto di vista è vissuto come uno scambio tra la mia storia e la storia di chi mi ascolta. Il “Live at home” è stato questo ed è scaturito dalla voglia di fare un tour mio, ma cosciente di non avere un pubblico mio e nemmeno i soldi per poterlo finanziare, forte della visibilità ottenuta con i concerto con Franco ho lanciato questo contest online dove chiunque avesse un pianoforte in casa poteva candidare il proprio salotto a location del mio live.

Da quello che mi dici capisco che per te la musica è condivisione a 360°, non ti sembra però che in Italia, anche tra gli emergenti ci sia poca collaborazione?

È vero si collabora molto poco, si ha la sensazione che ci si debba tenere stretto il proprio pubblico senza collaborare con nessuno perché se no l’altro artista giovane ruba una fetta del mio pubblico… sono delle dinamiche infantili che non condivido per nulla. La collaborazione tra me e Malika è una dimostrazione che per fortuna non sempre è così.

Tornando alle tue idee strambe ho visto che “Live at Home” è diventata in chiave un po’ umoristica una specie di web series su YouTube in cui tu vai a citofonare a casa delle persone chiedendo loro se hanno un pianoforte in casa per farti esercitare. Tra le altre cose sempre tornando alla condivisione ho visto che recentemente hai coinvolto anche Michele Bravi in questa stramba esperienza. Sono certo che ci sarà stata un esperienza particolarmente divertente o che ricordi bene…

Guarda su questo format te ne potrei elencare a non finire. La gente è davvero terrorizzata da qualsiasi forma di approccio, soprattutto se sei sorridente, scappano via perché hanno paura di ladri piuttosto che di venditori ambulanti o truffatori… c’è un po’ una sorta di “terrorismo” alimentato dai media negli ultimi anni.
Uno che mi è rimasto in mente è questo signor Rxxxxxi che mi ha pesantemente mandato a quel paese… non ne voleva proprio sapere… lui non ascolta musica, non gli interessa… insomma ti risparmio le parolacce che non mi ha tirato dietro (ride, ndr).
Ah sì, poi c’è un altro episodio un po’ “particolare”… abbiamo incontrato due ragazze le abbiamo fermate e abbiamo chiesto loro se avessero un pianoforte a casa e loro mi hanno risposto “No, non abbiamo un pianoforte però sei molto carino, magari abbiamo dei letti…” quindi proposta indecente in piena regola.

Cover_album_Qui per te - ITUNES

Arrivando finalmente a parlare del tuo disco che uscirà il 12 febbraio, la prima cosa che mi colpisce è il titolo: perché “Qui per te”?

Il titolo è nato da Caterina Caselli. Uno dei pezzi dell’album si chiama proprio Qui per te e diciamo che è quasi una prosa, un rap pop… un recitato… è un testo molto particolare che sostanzialmente aveva colpito molto Caterina che mi ha chiamato e mi ha detto: “Ho trovato il titolo dell’album, secondo me dovrebbe chiamarsi “Qui per te“. E in effetti riflettendoci devo dirti che è un titolo che riassume tutto lo spirito con cui affronto sia la scrittura, sia il live perché in tutto ciò che faccio cerco di mettermi al mio servizio e al servizio di chi mi ascolterà, e in fondo ascoltando un album è come se si instaurasse un rapporto tra chi ti ascolta e l’artista. Inoltre io ci vedo una doppia chiave di lettura… chi si ascolta è anche la persona stessa che ha composto quel disco… in quel “Qui per te”, il te io lo vedo anche come un sottinteso, “Qui per te, Giovanni…”

Prima di aprire ed ascoltare il cd quello che mi è saltato all’occhio ovviamente è la copertina che io trovo la più bella non solo tra quelle di questo Festival, ma proprio una delle più belle che ho visto negli ultimi anni. Tra l’altro so che è una tua creazione. Per chi non l’avesse vista c’è una tua fotografia che guarda dritto in faccia “l’interlocutore”e, in trasparenza, un altro te che invece è girato di lato. Cosa volevi comunicare con quest’immagine?

Sostanzialmente è uno sguardo nitido verso il futuro e uno sguardo fiero ma anche nostalgico verso il passato con la sovrapposizione di questi colori che rappresentano la produzione di Daniele Luppi che diciamo ha colorato la mia prevalente malinconia.

Finalmente apro il cd e inizia ad ascoltarlo. La prima cosa che noto è che si parla sempre d’amore, almeno all’apparenza. Dico all’apparenza perché ascoltandolo attentamente mi è sembrato che tu canti principalmente l’assenza dell’amore… la sua ricerca e la sua mancanza. È così?

Sì è vero. Principalmente si parla di assenza dell’amore, ci hai visto giusto. Poi ci sono tanti riferimenti anche se velati, perché secondo la potenza delle canzoni c’è quando uno riesce a trasporre il proprio vissuto permettendo però agli altri di trovarci la propria chiave di lettura. C’è anche una ricerca di Dio, della spiritualità. Per esempio Oltre l’estasi che apparentemente è un brano elettropop un po’ maledetto in realtà parla proprio di una ricerca, di un bisogno di Dio.

In effetti ripensandoci hai ragione, il brano si presta anche a questa lettura… penso che questa sia una cosa bella in quanto ognuno di noi ascoltandolo in base al bisogno che in quel momento sente più proprio interpreta a suo modo le parole della canzone…

Giusto e trovo che questa sia una cosa bella. magari io stesso riascoltandolo in un momento diverso posso anche leggerci altro.

Il tuo disco parte proprio con il brano “Qui per te” che sembra un vero e proprio manifesto dell’intero disco e che in un certo modo pone le distanze tra te e l’amore. In una frase canti “sono succube del mio inconsolabile lamento…” e poi ancora “dovrò fermarmi, ritrovarmi e poi parlarmi per riconquistare il mio equilibrio… sto legato alle mie convinzioni senza esitazioni…”
Insomma, traspare una profonda ricerca interiore che sembra dividerti dalla concretizzazione dell’amore. Cosa ti manca per sentirti libero di vivere pienamente questo sentimento?

Tutti dicono che quando arriva te ne accorgi… io fidandomi di questa frase sto aspettando. La realtà dei fatti è che io dopo la perdita di papà (Giovanni ha perso il padre quando aveva 11 anni, ndr) ho iniziato a fare un percorso per interiorizzare questo vuoto e trasformarlo in una presenza. e così è stato. Questa ricerca di equilibrio con me stesso mi ha reso molto forte da un certo punto di vista ma l’effetto collaterale è che sei talmente in armonia che poi l’aprirsi all’altro diventa più complicato.
Da un lato è bello stare bene con se stessi ma non troppo… non dobbiamo dimenticare che l’incontro con un’altra persona è basilare.

Il tema del “tornare” per l’appunto ritorna spesso nei tuoi testi… a cominciare dal titolo del brano di Sanremo, “Ritornerò da te” passando per il ritornello di “Oltre l’estasi”. Come mai questo ripetersi del concetto di ritorno? Da cosa è scappato Giovanni?

Il “Ritornerò da te” in realtà è un ritornerò da me. La cosa che ho capito in questi anni è che il fatto di aver dato peso alla mia dimensione riflessiva mi ha dato la possibilità di avere un rapporto con l’esterno più sano e a volte osservando l’esterno ti dici “ma dove caxxo corri?” cioè, dove corriamo… siamo alienati in un meccanismo senza ritorno, infatti nella canzone dico “sparirò alle mie continue convinzioni distruggendo giorni eterni e disumane convinzioni di non morire mai…” cioè viviamo come se non dovessimo mai morire ma in realtà non è così, dovremmo godere di ogni piccola cosa.

Una della mie canzoni preferite del tuo disco da buon malinconico quale sono è “Nel fango”. In questa canzone c’è una frase molto bella che dice: “Non si può volare sempre in alto, io voglio restare immerso qui nel fango…”. E allora ti giro una domanda che io stesso mi sono posto spesso: Giovanni ha ricevuto troppe delusioni o ha troppa paura di rimanere deluso?

Bella domanda, mi piace.
Forse un po’ entrambi. Una è la conseguenza dell’altra. In realtà abbiamo questo rapporto un po’ conflittuale per cui la malinconia e la tristezza sono mali da sconfiggere e da cui scappare, in realtà non è così. Dal fango si rinasce… più grande è il problema e di solito il gesto più facile è prenderlo e metterlo da parte e far finta che non esista ma in realtà è l’errore più grande che possiamo fare.
C’è stata una persona che aveva una filosofia un po’ particolare che mi è rimasta impressa, ed è quella del “panetto di cacca” ed io da buon Caccamo mi ci sono affezionato: dice che tutti nella vita abbiamo un “panetto di cacca” da smaltire. Chi ne smaltisce metà tutto in una volta poi sta tranquillo per un po’ e poi ne ha un’altra metà da smaltire tutto in una volta con grandi batoste. E poi c’è chi invece ogni giorno se ne deve sorbire una dose. Quindi in realtà quando ci arriva questo “panetto” dobbiamo imparare a conviverci, a dargli un nome e da lì capire come venirne fuori, affrontare il problema. “Nel fango” parla di questo.
In questo momento io sono in una fase in cui la malinconia è una parte interessante di me così come l’entusiasmo, la gioia e la felicità.

Un altro concetto che torna spesso nell’album è quello della timidezza eppure hai un passato da presentatore in tv e guardando anche i tuoi video su YouTube sembri una persona tutt’altro che timida…

Perché sulle questioni legate alla vita sentimentale c’è una timidezza che anche se non si vede, esiste. Insomma Giovanni come artista è sicuro, è un cazzone, invece dal punto di vista sentimentale è un po’ all’antica.

Citando uno dei tuoi maestri, Ivano Fossati, in uno dei suoi capolavori diceva: “… c’è un tempo sognato che bisognava sognare…”. Per quanto tempo hai sognato questo Sanremo? Cosa rappresentava per te e, ora che è finalmente “tuo” come lo vivi?

Io devo dirti che la cosa che ho sognato di più era quella di essere seduto come sono adesso al terzo piano di un palazzo di Milano nella sede della Sugar. Questa è la cosa che in assoluto ho sognato di più.
La prima volta che sono venuto a Milano nove anni, mi ricordo che sono andato in Duomo e poi sono venuto qui a portare la mia prima busta con un cd dentro. Quindi è senza ombra di dubbio la cosa che in assoluto ho più sognato.
Poi ovviamente Sanremo è una manifestazione che guardo da quando ero piccolo e sono contentissimo di esserci sia come autore che come artista ed è una gioia enorme. Però avere tra le mani il mio primo album e aver firmato un contratto con Caterina Caselli sono in assoluto le mie soddisfazioni più grandi. Sanremo è la ciliegina sulla torta.

Come accennavi in questo Sanremo sei presente anche in veste di autore, infatti hai composto la musica del brano di Malika Ayane (il testo è di Pacifico Ndr) che tra l’altro da molti giornalisti è stato definito uno dei pezzi più belli di questo Festival. Per chi altro ti piacerebbe scrivere?

Per Nina Zilli che stimo anche molto umanamente, Bocelli, Elisa, Giorgia… scriverei senza problemi indifferentemente per big e giovani, l’importante è accostarsi a progetti validi e in cui credi. Ci sono grandi artisti per cui probabilmente io non scriverei perché non sono in linea con il mio modo di esprimermi. Per esempio c’è un’artista emergente che si chiama Thony, bravissima, per cui provo una grande stima e che per quanto sia un artista “indipendente” se domani mi chiamasse gli direi assolutamente di sì. C’è per esempio un’artista che si è innamorata di un brano che doveva essere inserito nel mio disco ed io glielo ceduto, ma se non avessi sentito quell’innamoramento e me lo avesse chiesto in un modo in cui percepivo che sarebbe stato per lei un brano “qualunque” non avrei accettato. Io non ho difficoltà ad allontanarmi da pezzi miei se dall’altra parte sento l’entusiasmo.

Come mai tra tutti i brani del disco è stato scelto “Ritornerò da te” come brano da presentare a Sanremo…

Perché è il pezzo che racchiude in piccola dose tutti gli ingredienti dell’album. Ci sono tracce a cui sono più legato ma probabilmente sono più ermetiche mentre “Ritornerò da te” racchiude più sfaccettature ed ovviamente l’arrangiamento è stato cucito su Sanremo, infatti credo e spero, che chi ascolterà l’album vi troverà poi delle piacevoli sorprese nei suoni.

Ho letto che tra le “Nuove proposte” di quest’anno fai il tifo per Amara. Poi ho intervistato Amara e mi ha detto che fa il tifo per te. Insomma come la vedi una finale dei giovani Caccamo/Amara? Cosa ti ha colpito di lei e della sua canzone?

Figata, speriamo!
Di Amara mi ha colpito molto il suo timbro, mi ricorda un po’ Giuni Russo e anche Mia Martini. Ha un timbro molto profondo. Il suo brano poi ha un testo molto importante, mi piace molto.

Per chiudere ho visto che anche tu hai tentato la strada del talent e mi permetto di dire che per fortuna non sei stato preso in quanto un cantautore come te avrebbe dovuto in parte snaturarsi in un format televisivo che si sa vive principalmente di cover.
Oggi un po’ tutti criticano i talent però è anche vero che purtroppo al momento non ci sono molte altre alternative se escludiamo la classica gavetta, che è una strada rispettabilissima, ma che non sembra premia il talento e riesce a metterlo in luce definitivamente.

Io sinceramente mi farei volentieri una chiacchierata con chi ha da ridire sui talent. Il tempo cambia, le cose cambiano… i talent sono una perfetta vetrina per chi ha una bella voce e per chi fa della propria voce lo strumento principale di comunicazione. Per chi scrive sicuramente è una strada più rischiosa perché prima di riuscire a cantare un tuo pezzo devi aspettare tredici puntate o giù di lì. Quello che fa la differenza è la personalità perché ovviamente sono passati centinaia di ragazzi da questi programmi ma non abbiamo un mercato che può sopportare questa mole di artisti, quindi è normale che chi ha una grande personalità riesce a durare nel tempo. È una sorta di selezione naturale. Sono convinto che ognuno è artefice del suo destino e non deve mai fermarsi… io quando feci cinque anni fa il provino per X-Factor nemmeno scrivevo…

Secondo te cosa dovrebbero fare le case discografiche oggi per aiutare la musica giovane?

Secondo me le etichette non le cambi, è l’artista che deve adattarsi alle nuove situazioni, purtroppo, ma è inutile dare false illusioni. Le etichette hanno dei nuovi meccanismi che sono quelli che vediamo oggi. Io sono stato tre anni a bussare a qualsiasi porta ricevendo l’indifferenza totale e quindi per questo ho iniziato a cercare persone sempre con il cd in mano lasciando demo ad artisti, giornalisti, produttori sperando che qualcuno mi considerasse e alla fine così è andata.
Secondo me se c’è un lavoro fatto bene accompagnato dalla perseveranza e dalla tenacia in qualche modo qualcuno che prima o poi ti ascolterà lo trovi.

Con questa domanda ti lascio, ti ringrazio per la pazienza che hai avuto e per la voglia di confrontarsi che ha reso l’intervista ricca di spunti interessanti.

Ringrazio io te, è stato molto interessante chiacchierare con voi di All Music Italia. Ci vediamo a Sanremo.

RITORNERÒ DA TE – OFFICIAL VIDEO

 

All Music Italia ringrazia Alberto Menasci di Sugar Music per quest’intervista

  La Musica si può averla dentro anche senza saper suonare uno strumento o cantare e a volte diventa parte di te al punto da influenzare la tua intera vita. Ho cominciato a camminare da fan gestendo due Fan Club, ho avuto l’occasione di imparare di più diventando Personal Assistant (di Gianluca Grignani, Niccolò Agliardi e Syria). Ho voluto anche provare l’esperienza on the road del Tour Manager (Barley Arts).Tutto questo per conoscere l’ambiente musicale sotto ogni aspetto e per saper affrontare una nuova sfida: portare avanti interamente un progetto discografico in qualità di produttore ed editore (Eleonora Crupi, Voyeur, Kianka). Recentemente ho voluto anche cimentarmi nella scrittura dando alle stampe per Chinaski Edizioni la biografia non autorizzata "Rockstar (a metà) - Gianluca Grignani". Anni fa, con la chiusura della rivista “Tutto musica”, mi sono sentito orfano di un’oasi in cui la musica veniva raccontata, recensita e approfondita con passione, così mi sono ripromesso che un giorno avrei ricreato un oasi simile per la musica italiana. Da quest’idea nasce All Music Italia.
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